Una certa deriva sovranista forte nella destra leghista e grillina, ma che si respira anche a sinistra in particolare con gli interventi di Stefano Fassina, mi stimola a ricordare i “dieci punti sulla globalizzazione” di Amartya Sen comparsi in Globalizzazione e libertà (Mondadori, 2002, pp 3-9) e che copio qui di seguito perchè ce ne possiamo ricordare tutti. A parte alcuni punti che risentivano del dibattito politico dell’epoca (il G8 di Genova era del Luglio 2001), secondo me vanno tenuti a mente soprattutto il punto 4, il punto 8 e il 9.

Non si tratta di chiuderci in noi stessi, uscire dall’euro, alzare muri o barriere doganai. Si tratta di esportare diritti e creare una globalizzazione dei diritti. Non abbiamo molte altre soluzioni.

E’ breve, buona lettura:

1. Le proteste anti-globalizzazione non riguardano la globalizzazione

Gli aderenti al cosiddetto movimento anti-globalizzazione non possono essere contro la globalizzazione, poiché queste proteste sono di fatto uno degli eventi più globalizzati del mondo contemporaneo.

 

2. La globalizzazione non è un fatto nuovo e non può essere ridotta a occidentalizzazione

Per migliaia di anni la globalizzazione ha contribuito – con un flusso dapprima da Oriente verso l’Europa e successivamente dall’Occidente verso Oriente – al progresso del mondo attraverso i viaggi, il commercio, le migrazioni, la diffusione delle culture, la disseminazione del sapere e della conoscenza reciproca.

 

3. La globalizzazione non è una follia

La globalizzazione ha arricchito il mondo dal punto di vista scientifico e culturale, così come ha recato benefici economici a molti popoli. Quello di cui c’è bisogno è una distribuzione più equa dei frutti della globalizzazione.

 

4 Il tema centrale è la disuguaglianza

La sfida principale ha a che fare con la disuguaglianza sia tra le nazioni sia nelle nazioni: la divisione tra Paesi ricchi e Paesi poveri o tra differenti gruppi di un Paese, dei guadagni generati dalla globalizzazione.

 

5. La preoccupazione principale è la disuguaglianza, non la variazione agli estremi

Quando affermano che i ricchi stanno diventando sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, i critici della globalizzazione scelgono il terreno di scontro sbagliato.

 

6. La questione è la distribuzione equa

Il tema centrale non è se un particolare risultato comune sia per tutti migliore, in altri termini se tutte le parti guadagnino qualcosa, ma se questo guagadno si traduca in una divisione equa dei benefici.

 

7. Il ricorso all’economia di mercato dipende da condizioni diverse e produce effetti differenti

La prosperità economia non è possibile senza un ampio ricorso ai mercati. Tuttavia, è bene tenere a mente che il mercato è un’istituzione fra tante e che può produrre risultati molto diversi a seconda della distribuzione delle risorse materiali, dello sviluppo di quelle umane, delle regole impiegate sia all’interno di un Paese sia a livello mondiale.

 

8. Il mondo è cambiato dagli accordi di Bretton Woods

L’architettura economica, finanziaria e politica mondiale che abbiamo ereditato dal passato (Banca Mondiale, FMI e altre istituzioni create negli anni Quaranta) non teneva in considerazione la forza delle ONG, l’ambiente non godeva di una particolare attenzione, la democrazia non veniva concepita come un diritto globale.

 

9. Sono necessari cambiamenti delle politiche e delle istituzioni

Il balance of power, che riflette ancora lo status quo degli anni Quaranta, deve essere riesaminato.

 

10. La risposta ai dubbi globali è la costruzione globale

Non esiste una via d’uscita, né buone ragioni per cercarla, dal generale processo di globalizzazione. Benché vi siano sufficienti motivi per sostenere la globalizzazione, è necessario al contempo affrontare i temi etici e pratici che ne derivano.

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