Io credo che nel futuro avremo sicuramente ancora bisogno di lavoro. Si tratta di capire che tipo di lavoro vogliamo. Per me il lavoro va inteso come dimensione essenziale dell’essere umano, che non sia semplice generazione di reddito (per quanto anche questo sia indispensabile), ma che sia uno strumento per permettere a tutti di inseguire i propri sogni e le proprie aspirazioni.

Come sarà il lavoro del futuro?

Il mondo è cambiato e sta ancora cambiando ad una velocità prima sconosciuta. E così non possiamo non tenere in conto che il lavoro è stato letteralmente travolto dalla globalizzazione e sta ancora cambiando con l’automatizzazione e l’Intelligenza Artificiale. Non possiamo non tenere in conto soprattutto l’aumento delle disuguaglianze, che rischiano di escludere un numero sempre maggiore di persone da quel futuro che vogliamo costruire.

Per questo non ha senso riprodurre ora uno schema che funzionava in un’epoca ormai passata. Dobbiamo prevedere e se possibile anticipare il futuro. Per agire sul futuro dobbiamo cominciare a lavorare subito:

  • Anzitutto la scuola. Una scuola che guardi al futuro non può considerare la globalizzazione come la grande chimera da cui scappare e da cui nascondersi, rifugiandosi come struzzi sotto la sabbia dei nostri confini. Abbiamo bisogno di cittadini e cittadine che sappiano muoversi a proprio agio nel mondo e la scuola deve fornire loro gli strumenti per farlo. Vogliamo una scuola che offra le competenze trasversali (creatività, collaborazione, gestione della complessità, ragionamento argomentativo, resilienza) che sono e saranno sempre più necessarie per trovare e creare lavoro in futuro.
  • La seconda chiave è l’innovazione. E se vogliamo l’innovazione di cui abbiamo bisogno, dobbiamo puntare moltissimo sull’università e sulla ricerca.
  • La proposta del reddito di cittadinanza è un falso clamoroso e non lo dico solo per una questione di finanze e coperture. Lo dico soprattutto per una questione concettuale. Il lavoro svolge una funzione sociale che supera quella della produzione di reddito. Un reddito di cittadinanza come suggerisce Martin Ford pensato in sostituzione dei redditi da lavoro che verrebbero meno con l’automatizzazione e l’Intelligenza Artificiale, non considera per nulla ‘aspetto qualificante del lavoro per finirebbe semplicemente per trasformarci in consumatori
  • Globalizzazione dei diritti. Come diceva Rodotà dobbiamo passare da una globalizzazione dei mercati ad una globalizzazione dei diritti. E’ solo faendo in modo che ci siano più diritti tra i lavoratori del Bangladesh per esempio che eviteremmo delle delocalizzazioni al ribasso e così garantiremmo anche i diritti dei lavoratori in Italia o in Europa. Dobbiamo riuscire ad invertire la dinamica per cui c’è una competizione al ribasso tra i lavoratori, mentre la globalizzazione potrebbe essere una competizione al miglioramento continuo di diversi paesi.
  • Grande piano Marshall per l’Africa. Per questo serve anche investire dove il lavoro non c’è o è sena diritti. Un grande piano di investimenti sull’Africa serve a riattivare le dinamiche di sviluppo in un continente che ne ha bisogno e da cui beneficeremmo tutti. Il mezzogiorno d’Italia sarebbe probabilmente il primo a beneficiarne trovandosi nel centro di un piccolo mare dove tre continenti si affacciano.
  • Finanziamenti a fondo perduto per l’imprenditoria. Meccanismi innovativi per finanziare l’impresa e il lavoro devono essere continuamente pensati ed elaborati.
  • Fiscalità meritocratica, nel senso che incoraggia il merito delle imprese che hanno un impattto sociale positivo sulla collettività: Abolizione degli anticipi fiscali e per le attività a forte impatto sociale positivo e riduzione delle tasse per le imprese che possano dimostrare di avere un impatto sociale elevato. Questo porterebbe alla nascita di organizsmi di certificazione dell’impatto sociale che ne dimostrino l’esistenza.

Non ci sono soluzioni semplici alle grandi sfide che abbiamo davanti, ma sono sicuro che se riusciamo a mantenere la lucidità di uno sguardo d’insieme possiamo unire le forze e probabilmente farcela.

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