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Un libro quello di Rodotà che si chiude, con la sensazione netta di avere portato a termine qualcosa di importante. La certezza di avere avuto per le mani un testo fondamentale del pensiero, non solo occidentale.

Niente di meno.

In questa summa del suo pensiero, vengono affrontati tutti i temi principali della contemporaneità, cogliendone quasi la profondità ontologica, sviscerandone le conseguenze, e proponendo soluzioni concrete: i diritti; i beni comuni; l’identità e la cittadinanza; le tecnologie.

Tratteggio qui alcune delle lezioni che ho appreso, su cui in alcuni casi mi sono preso anche la larga libertà dell’interpretazione, come condotto dalle nubi di pensieri che questo testo sa generare.
Diritti:

I diritti umani sono sempre aperti a nuove inclusioni e disposti a rinnovamenti. In prospettiva i diritti umani potrebbero diventare infatti universali ed includere per esempio anche i diritti del pianeta ad essere preservato e protetto. Sorta di diritti “ambientali” che proteggano anche gli altri esseri viventi o altre forme della natura che ne fanno parte.

Quando i diritti si fanno davvero universali, fondati su principi assoluti, si infrangono di fronte alla democrazia, al momento fondata sullo stato nazione. Tale frattura si risolve solo costruendo un quadro davvero universale di diritti entro cui muoversi: una legislazione “leggera” fondata sui principi generali; e una magistratura flessibile, facilitatrice dell’accordo.

Ciò può avvenire se il fondamento del diritto non è un territorio, ma la persona, che diviene perciò “costituzionalizzata”.

Entro l’orizzonte della costituzionalizzazione degli individui, emerge un individualismo che attraverso le relazioni può farsi però “rete”, e attraverso la narrazione, può alimentare questa rete e farsi comunità. Una comunità non rigida, ma piuttosto fluida e porosa che non toglie diritti all’individuo, ma se mai li alimenta.

I diritti sono l’unica grande narrazione rimasta. E qui viene alla mente quanto dice Yuval Noah Harari, che invece proprio perchè sono l’unica grande narrazione rimasta, li critica, per poi però quasi rifugiarsi nella più complice delle narrazioni, quella religiosa (sia detto per inciso, ho molto apprezzato Sapiens, per la sua capacità di mettere in prospettiva la storia dell’umanità, ma la critica che in Homo Deus fa ai diritti umani, perchè inerentemente “occidentali” l’ho trovata del tutto superficiale, e ad Harari consiglierei di leggere Amartya Sen che ormai vent’anni fa nel suo Development as Freedom, confutava proprio questa affermazione e rilevava come invece molte fossero le filosofie non occidentali che propongono l’universalità dei diritti e di come piuttosto sia la negazione di queste filosofie, il più occidentale dei vizi, oltrechè il più valido alibi dei dittatori che si fanno schermo del relativismo culturale per giustificare le peggiori nefandezze).
Beni Comuni

I beni comuni sono la risposta al dualismo che contrappone proprietà pubblica e privata, così come il terzo settore, supera il dualismo tra pubblico e privato.

Una rimodulazione in chiave sociale della teoria dell’accesso, formulata da Jeremy Rifkin, potrebbe contribuire a superare una volta per tutte il grande tema della proprietà. La proprietà si giustifica solo con la necessità di equipaggiarsi per il futuro per sé e i propri cari. Nel momento in cui però avessimo certezza di disporre dell’accesso a beni che garantiscano la dignità nostra e dei nostri cari, non avremmo bisogno di possedere alcunchè.

Il Bene comune è anche superamento della sovranità. Beni comuni sono infatti le risorse naturali, come l’acqua, il cibo, il clima, ma anche la conoscenza. Beni che trascendono sempre più i confini degli stati e hanno una dimensione globale che va colta.
Identità e cittadinanza: ovvero della dignità

Il superamento del concetto di soggettività verso un concetto che considera la multidimensionalità degli individui e il loro diritto al libero sviluppo della personalità è sempre più riconosciuto anche dal diritto, di fatto già definendo una costituzionalizzazione della persona.

Alla multidimensionalità degli elementi che caratterizzano l’umano, va poi aggiunta anche la dimensione del riconoscimento esterno. Le persone sono fatti sociali che necessitano dell’altro.

Ecco che subentra l’importanza della “biografia” contrapposta alla “biologia”.

La dignità della persona è fondamento di una nuova antropologia (intesa in termini giuridici e non di antropologia culturale), di una nuova giurisprudenza in cui ciascuno deve poter essere nella condizione di poter determinare il proprio progetto di vita.

In questo il diritto all’esistenza va inteso come il diritto ad un esistenza libera e dignitosa.

Il principio dell’autodeterminazione estende il principio dell'”habeas corpus” alla biografia oltrechè alla biologia ed include perciò anche la conoscenza e i dati che produciamo. Così come non è consentito fare profitto con il corpo (legalmente gli organi vengono donati per esempio e non venduti), così dovrebbe avvenire anche per le informazioni.
Tecnologie:

L’identità è relazionale, molteplice e mobile. Esiste però anche un’identità riduzionista che ci vuole ridurre solo a consumatori. L’identità determinata dalle profilazioni attraverso i big-data ne è l’esempio più evidente e va per questo liberata!

La verità è un’arma potente che va maneggiata con cura. Quando essa è rivolta contro i deboli è violenza e assomiglia al Grande Fratello orwelliano e per questo l’individuo va protetto. Ma se invece è rivolta contro i potenti, diventa trasparenza. La consapevolezza delle forze e dei poteri in gioco è fondamentale per cogliere ciò che è giusto e ciò che non lo è.

Il post-umano, mette in dubbio il diritto che deve inventare nuove categorie e forse la soluzione è concentrarci sui principi come uguaglianza, libertà e dignità.

Spunti parziali e provvisori:

Il principio della responsabilità e della cura di sè potrebbe fornire alcune parziali risposte alle domande che vengono sollevate, in quanto il diritto prevede che ciascuno sia custode di sè e degli altri e si torna al precetto dell’ama il prossimo tuo come te stesso, in quanto il proprio corpo termina ove termina la responsabilità di esserne custode.
Il regolatore diventa sempre più una sorta di dispositivo per equilibrare le forze come il miscelatore fa con l’acqua calda e fredda, perchè non scotti e non congeli.

I diritti possono svolgere in modo efficace il loro compito solo se divengono davvero universali e in questo serve perciò convintamente procedere alla loro diffusione, una globalizzazione dei diritti e non dei mercati.

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